L'Isola del Mondo
"Prima che il mondo di fuori ne conoscesse il nome, l'isola esisteva. Esisteva nel modo in cui esistono le cose che non hanno bisogno di essere nominate per essere reali — come il vento che piega l'erba sulle colline del nord, come il fumo che sale dai villaggi all'alba." — Tramandazione orale, origine sconosciuta
La chiamano Ynys Prydein — l'Isola del Mondo. Per chi la abita, il mondo è esattamente quello: quella striscia di terra verde e grigia sospesa tra il mare e il cielo, circondata da acque che nessuno ha mai attraversato fino in fondo senza portare con sé il ricordo di qualcosa di perduto.
Siamo nel 100 avanti all'era cristiana, nell'Età del Ferro. Il mondo di fuori arriva col vento da sud-est: mercanti che scaricano anfore di vino gallico e ambra nei porti del Kent, voci che attraversano il mare dall'isola di Ériu, oggetti lavorati che vengono da terre così lontane — la Grecia, l'Oriente — che nessuno sull'isola ne sa davvero il nome. Ma è un filo sottile, non una corda. L'isola appartiene ancora a se stessa, ai suoi boschi, ai suoi fiumi-dio, alle sue tribù.
La guerra, per un celtico, non era l'interruzione della pace — era il ritmo del mondo. Il raid di primavera, la battaglia d'estate, la contabilità dei morti in autunno, il riposo invernale. Poi di nuovo, finché c'erano buoi da rubare e gloria da guadagnare.